Mezzogiorno Restaurant
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PRESS :: LA NAZIONE  

Sabato al "club" per i pittori e i mercanti
di New York

L'arte presa per la gola

E' un ristorante italiano il punto d'incontro di tutto il mercato


New York - Da Sotheby solo gli impressionisti "battono" milioni di dollari. Per i moderni è stato un vero crollo. Davanti ad un insalata di carciofi e rucola, qualche settimana fa da "Mezzogiorno", l'avevano già detto: "Andy Warhol venderà poco i falsi di Botero porteranno guai. La primavera non sarà la stagione della ripresa per le grandi aste d'arte". Se un cameriere prendesse apunti tra una portata e l'altra allungando l'orecchio, come spia di capolavori forse potrebbe fare i soldi a palate. C'è un posto a New York, nel cuore di Soho, che dietro l'apparente e sciolta informalità all'europea, in realtà e diventato il punto d'incontro di tutto il mercato dell'arte moderna americana. Leo Castelli, Ileana Sonnabend, Charles Cowles, Jasper Johns, James Rosenquist, Donald Baechler, Sophie Calle, sono sempre lì, tutti i sabati all'ora di colazione. è un appuntamento d'obbligo, irrinunciabile, al quale si uniscono Kurt Karnedoe del Moma, Tom Armstrong del Whitney Museum, Broke e Carolyn Alexander anche se non hanno fame. Da Madrid, Zurigo e Parigi arrivano i più importanti collenzionisti del vecchio continente.

Il posto, che i mercanti d'arte e gli artisti hanno ribattezzato "the club", in realtà si chiama "Mezzogiorno". Lo hanno inventato un gruppo di italiani: Aldo Bozzi, Vittorio Ansuini e l'architetto Magris che ne ha curato il delsign molto gioioso e dalle tinte chiare. Hanno tutti quanti sangue o radici toscane e sull'intero locale troneggia, appesa al soffitto, una pagina di diario con la gigantografia di un affresco del Pontormo. Il cibo ha influenze fiorentine; l'umorismo e l'accento dei camerieri anche.

"Va avanti in questo modo da tre anni - dice Leo Castelli, che ormai ha un tavolo personale vicino alla finestra centrale - Lo abbiamo scoperto poco alla volta. C'è venuto mezzo mondo artistico e non ci siamo mai stancati di tornare. I piatti sono semplici, ben presentati, inoltre è uno dei pochissimi locali dove il marmo rosato al posto della tovaglia non stona. I miei artisti lo considerano ormai un pezzo forte di Soho. Almeno per un giorno a settimana diventa tutto nostro. è il salotto di casa dove a volte accettiamo volentieri anche attori come Robert De Niro, Naomi Cambell, Matt Dillon e il giovane John Kennedy che abita qui vicino. New York ha assolutamente bisogno di posti come questo, sono rilassanti e totalmente sociali. Negil anni 60-70 andavano da "Ballato" a parlare d'arte e di tendenze culturali. Adesso "Mezzogiorno" ha preso il suo posto Se qualcuno ha qualche cosa da dira arriva qui anche senza prenotare ed è in contatto con tutti in un colpo solo. Credo sia un' opportunità unica".

Ma non è solo il potentissimo Castelli, che ha la sua galleria a meno di 100 metri, a considerare il locale un eccellente punto d'incontro tra cucina affari e pittura. "Ci sono giorni in cui ad ogni tavolo puoi imbatterti nei curatori delle più diverse collezioni americane, da Getty a quelle di Houston - dice Charles Cowles, un altro colosso tra gli art dealer e grande magnate dei supermoderni - Spesso alla fine del pranzo c'è un grande scambio di posti. La gente si mescola, si fanno conoscenze e si consolidano amicizie. Questo e uno dei pochi locali in tutta Manhattan in cui è possibile divertirsi e lavorare senza disturbare nessuno".

Vittorio Ansuini, fiorentino, uno dei proprietari e direttore generale di "Mezzogiorno", lo ammette con modestia. "Siamo stati fortunati - dice -. Il ristorante è in una eccellente posizione. D'angolo e proprio al centro di Soho. Crediamo di fare un lavoro onesto. Certo, queste star dell'arte ci fanno onore, siamo orgogliosi, offrono un profilo particolare al locale, gli danno il look giusto: intellettuale di giorno e molto piu informale di sera. Funziona benissimo nell'effervescente clima di downtown. Questa è una zona creativa della città e noi abbiamo pensato di difenderla puntando su cose di qualita e a prezzi sicuramente non proibitivi".

Castelli, Cowles e Jasper Johns sostengono che il "sabato degli artisti" è diventato ormai una necessità importante nella vita di Soho e che lo chef Marco Fregonese con enormi insalate e pochi grassi, li ha presi per la gola. Ma cosa c'entra la cucina con la pittura moderna? "Lei non può capire - dice l'ottantenne Castelli - come anche un semplice piatto di pasta ben fatto concili il dialogo con un artista o l'affare con un collezionista. Sono i piccoli dettagli che contano in un ambiente dai rapporti sicuramente deilcati e dove circola molto denaro".

Published: May 24th, 2993, La Nazione




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